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9 SETTEMBRE 2010, LUCIO BATTISTI: LA MUSICA NEL SANGUE

uno degli ultimi 45 giri di Lucio Battisti con Franco Mussida alla chitarra, 1970-72

UNA LETTERA DI FRANCO MUSSIDA A 15 ANNI DALLA SUA MORTE

Caro Lucio,
sono passati 15 anni da quando in solitudine, protetto dai tuoi
cari te ne sei andato. Come sai avevamo smesso di frequentarci da tanti
anni, dal tempo in cui in cui finì una collaborazione iniziata quando ancora
ci chiamavamo “I Quelli” e ci si incontrava a Milano in uno studio di
registrazione che era il cinema di una sala parrocchiale dalle parti di
piazzale Corvetto, quando io facevo il Session Man.

E’ stato un piacere e una opportunità aggiungere con la mia chitarra un po’ di note a brani come
Acqua Azzurra, Acqua chiara, Emozioni, Motocicletta e tante altre canzoni
che hanno fatto compagnia a milioni di persone. Canzoni che ti ho sentito
cantare tante volte dividendo con te i palchi delle tante città toccate dal
Cantagiro del 1970… un periodo che si è concluso con la registrazione di
quel bel disco in parte strumentale che è stato “ Amore Non Amore”. Una
collaborazione finita in modo definitivo quando eravamo già diventati
Premiata Forneria Marconi. Ti ricorderai certo che per fare quell’ultima
registrazione insieme, la ”Canzone del Sole”, ci accordammo sui tempi
perché mentre tu stavi qui a scrivere noi eravamo in Tour negli Stati Uniti
e iniziavamo a girare il mondo.

Ho visto i telegiornali delle venti, ma né il TG 1 né il TG2 ti hanno
ricordato. Sei una persona permalosa, ma di spirito per cui certe cose posso
dirtele senza che tu ti offenda. Non devi prendertela, lo sai anche tu che
la tua anima è un anima popolare. Hai sempre raccontato storie comuni,
romanzi bonsai che quel bravo autore che è Giulio Rapetti ti confezionava lavorando con la tua musica come un sarto che fa con un abito su
misura. Facevi canzoni facili come la Gallina Coccoldè o Supermarket
Suparmarcket. Insomma non c’erano solo “Emozioni” o “Anche per Te”, a volte
ci andavi giù pesantino con le donne. Ti mancava quella particolare
cultura poetica alla De Andrè, De Gregori o altri, che su quella
poetica, che ti porta in regalo quando
muori il tuo nome abbinato a piazze o strade, hanno fondato la loro
carriera. Non l’hanno basata sulla forza della melodia e del ritmo come hai
fatto tu che hai sempre usato la parola per metterci dentro il meglio
delle tue intenzioni di suono. Per cui non arrabbiarti se del tuo
anniversario se ne sono dimenticati. Tu eri un innamorato della Musica e
del suono, più che della parola, anche se mi dicevi che ti piaceva
lavorare con Giulio. A proposito già che ci sono volevo dirti che sempre di
più quando si parla delle tue canzoni , si parla quasi esclusivamente dei
testi, il che sta pian piano oscurando il senso del tuo lavoro di musicista
compositore. Ed è anche per questo che mi sono deciso a scriverti.

Non ti ho mai chiesto che scuole hai fatto, ma se dovessi andare a spanne,
tirare ad indovinare senza consultate Wikipedia, direi che hai fatto
l’istituto tecnico. Vuoi sapere perché?. Beh perché prima di tutto non ti ho
mai sentito fare discorsi complicati, adatti più a chi ha fatto il liceo
classico o scientifico. Non ce lo siamo mai detti ma penso che abbiamo
delle affinità. Anch’io ho fatto le” tecniche”, per la precisione
l’avviamento (ex medie) e alla fine dei tre anni, dopo che ne avevo ripetuto
uno, quei sapientoni del collegio insegnanti sentenziarono, dicendolo anche
ai miei, che il mio futuro avrebbe dovuto essere quello del tornitore o del
meccanico.

Ci hanno preso come chi gioca a freccette e non riesce a tre metri di
distanza a piazzare la freccia neanche nella cornice esterna di un bersaglio
rotondo del diametro di due. Del resto per indovinare la previsione,
avrebbero dovuto farci l’esame del sangue, non somministrarci dei test
attitudinali. Se ci avessero analizzato il sangue, utilizzando i giusti reagenti,
ci avrebbero trovato una sostanza che nel sangue normalmente non si trova:
la Musica.

Ma della Musica, caro Lucio, devo dirti che nel nostro ambiente ancora non sa
niente nessuno, nonostante il numero dei ragazzi che cantano e
suonano sia raddoppiato. Pensa che il TG2 ha appena passato uno studio
dell’Università di Glasgow, no studio durato tre anni in cui sono state analizzate
non ho capito bene quante canzoni e che ha portato a una scoperta straordinaria:
dicono che è finalmente dimostrato che la Musica ha un potere incredibile,
più forte di ciò che si pensa. Una forza in grado di farti muovere, ridere,
piangere, che ci sono musiche che fanno bene altre meno. Pensa, c’è voluta
l’università di Glasgow per mandare questo straordinario messaggio al mondo.

Caro Lucio, qui non è cambiato niente, continuano proprio a non fidarsi di
noi musicisti. Mica ce le chiedono a noi queste cose. Prendono studiosi che
la Musica magari l’ascoltano solo e, per arrivare a spendere soldi che
spesso si trovano fermi nei fondi per la ricerca della comunità Europea o
di qualche contea locale, si inventano progetti. E’ mortificante per i tanti
che della Musica fanno una ragione di vita. Caro Lucio come si diceva al
tempo “..proprio non ci cagano…”. In questo strambo mondo le vie di
conoscenza riconosciute rimangono solo due: Scienza e Religione. L’Arte è
buttata li sulla carta più per ipotesi che per vera convinzione.

Scusa ma nella foga non ti ho ancora detto come mai mi faccio vivo solo ora.
Da ragazzo ero timido e come sai me ne stavo volentieri in disparte evitando
di fare il simpaticone per entrare in modo forte nelle tue grazie. Da
adulto non sono certo migliorato ho solo cambiato il modo per mantenere le
distanze dagli altri diventando anche un po’ orso. Ma quando mio foglio
Francesco mi ha ricordato che oggi sono 12 anni oggi che te ne sei andato,
e mi ha chiesto “…. perché non scrivi qualcosa sul nostro blog….?” mi è
venuto automatico dire ….”va bene…” . E intanto iniziavo a pensare: “a
distanza di anni cosa non gli ho detto, che mi sarebbe piaciuto dirgli ?”.

Caro Lucio sono davvero contento di scriverti ora. Oggi vedo più chiaro di
quando ero un ragazzo con le ginocchia tremanti, la chitarra in mano e gli
occhi fissi in quelli piccoli e adamantini incastonati nel viso tra le
forti e nere sopracciglia e la barba corvina di Gianpiero Reverberi, il
maestro arrangiatore di brani tuoi come Mi Ritorni in Mente. Lo rivedo come
se fosse ora mentre si guardava in giro a 180 gradi toccando con lo sguardo
ad uno ad uno i componenti dell’orchestra d’archi, poi ciascuno di noi per
vedere se eravamo tesi, attenti e sufficientemente concentrati per poter
dare l’attacco del brano.

All’epoca non avevo le parole per spiegarmi, ora si. Ora so cosa vuol dire
avere la Musica nel sangue. Potessi fare l’analisi del tuo sangue oggi
sarebbe facile dire dopo averci trovato tracce evidenti di Rythm&Blues, che
lo spirito che abbiamo dentro di noi non ha luogo, anche se a volte ne
predilige uno che pare casuale. E tu con Poggio Bustone c’entri davvero poco.
Anche il sangue dei neri d’America come quello di tutti è rosso. E tu ce lo
facevi intuire con il tuo rendere particolarmente ritmiche le melodie, con
la tua voce roca, il modo di usare la “maschera” (le cavità della bocca)
per colorare di voluta nasalità la tua voce (“ Diho miho noh….”) che
rendevi consapevolmente fuori norma per il comune ascolto dell’epoca. Tutto
questo non era un gioco, era il segnale di una appartenenza ad uno spirito
di suono che stava a migliaia di chilometri di distanza da casa tua.
L’affinità con uno spirito diverso da quello dei castelli romani che
frequentavi per abitudine.

Sai Lucio, la gente non si rende conto di quanto sia fondamentale la Musica
per fare avvicinare lo spirito di un popolo a un altro. Lo sanno bene solo i
bianchi e i neri d’America che devono ringraziare la Musica se hanno potuto
avvicinarsi gli uni agli altri in così poco tempo. Del resto il musicista è
da considerarsi un po’ come un ambasciatore. E tu lo sei stato, facendolo
attraverso la tua musica che è entrata in circolo in milioni e milioni di
persone. Trasfusioni di sangue soul nello spirito italiano che lo hanno
ringiovanito, inserendo questi particolari globuli nella vena melodica
nazionale, nel melodramma riassunto prima in operetta e poi ristretto ancora
di più in canzone “pop nazionale”.

Vedevo che non era una fatica per te immaginare ritmi alla Otis Redding, ce
l’avevi appunto nel sangue. Mi sono però sempre chiesto come mai gli
Americani, non gli Italiani, non ti abbiano manifestato palese
riconoscenza. Sei stato davvero un bravo ambasciatore dello spirito di quel
popolo ed è triste che nessuno di loro te ne abbia mai reso merito. Un peccato
davvero.

Comunque se mai un domani riusciremo a sentirci davvero umanità a
prescindere dalle razze, lo dovremmo in grande misura allo spirito che si
nasconde nei suoni e nella Musica. Da lassù certo forse stai sorridendo.
Tutto questo tu non solo lo sai, ma ce lo hai lasciato come messaggio nella
musica che hai scritto. Sono sicuro che per te la Musica, il territorio del
suono, era uno spazio di condivisione. Un mondo fantastico e sorridente in
cui giocare ad esprimere ogni genere di sentimento a prescindere dalle
parole che ti davano per rivestire la cosa che sentivi più preziosa, la tua
Musica. Un Mondo leggero, parallelo, immateriale pieno di sorridente
speranza e sentita malinconia, dentro ad un altro, una palla gelida,
pesante e piena di steccati. Se ti avanza qualche melodia mandala giù, sono
in tanti che sarebbero felici di accoglierla. Tanto, lo sai, le ispirazioni
degli artisti di certo hanno solo il luogo in cui si materializzano, ma
della stazione di partenza non si sa niente…

Ti mando un saluto affettuoso e ti ringrazio per le opportunità, il tempo
che abbiamo passato insieme, e anche a nome di tutti quelli che hai fatto
contenti, per la bella e originale Musica che hai lasciato.

E’ sicuro che ci rincontreremo. Un abbraccio. Franco Mussida

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3 Commenti »

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3 Risposte a “9 SETTEMBRE 2010, LUCIO BATTISTI: LA MUSICA NEL SANGUE”

  1. 1

    alessandro sbarbada dice:

    Ho riportato questa lettera nella sezione discussioni della pagina ufficiale di Franco Mussida su facebook (http://www.facebook.com/home.php?ref=logo#!/topic.php?uid=200519468447&topic=14912), insieme ad un articolo de “La Provincia di Lecco” del 10 settembre 2010 che spiega come quest’anno nel paese dove è sepolto Lucio nessuno si sia ricordato di lui. Gli amministratori locali al posto delle consuete celebrazioni in memoria di Lucio Battisti hanno organizzato una Festa della Birra, con ospite Gianni Drudi (quello di Fiki Fiki…).

  2. 2

    mauridep dice:

    Lucio mi dispiace solo di essere nato un po’ tardi e non aver potuto sentirlo cantare dal vivo,perchè credo che sia stato un cantautore da brivido…Si dal vivo sarebbe stato un concerto unico..
    Quando la musica non è fatta a tavolino

  3. 3

    giò dice:

    battisti è morto nel 98..e nel 2010 furono 12 anni

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