12 mar 2009
Fotografare la musica
la registrazione sonora al suo meglio

Registrazione e fotografia hanno ovvie consonanze, ma mai come l’osservare questo scatto degli anni ’50 mi ha ricordato quanto siano gemelle.
La foto si riferisce ai californiani Goldstar Studios, conosciuti per le prime produzioni pop di Phil Spector con Tina Turner, poi diventati mecca di musicisti e produttori per trent’anni: Brian Wilson, The Who, Art Garfunkel, Bob Dylan, Hendrix e via dicendo hanno varcato la soglia e inciso qualche canzone là dentro. Registrare ciò che, semplicemente, viene suonato dai musicisti, in diretta, è stato l’unico modo che l’industria musicale ha conosciuto per trasferire su supporto un idea musicale. Un autore stende la parte musicale, un arrangiatore la veste, scrivendo le parti per gli strumenti, un fonico (portavano il camice bianco degli scienziati) piazza i microfoni e fa partire il nastro. Quando ascolto un brano di quegli anni, non importa se registrato ai Goldstar o ad Abbey Road, quello che sentono le mie orecchie è la fotografia nitida ed emozionante di un momento preciso, quando l’energia e la fatica di quindici musicisti pigiati in una piccola stanza è stata catturata e trasferita su un disco per sempre. Credo che la cosa più difficile oggi, sia ricreare quel clima, ,quella sensibiltà e quella visione che stanno al cuore stesso della musica.
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Gabriele Cento dice:
Pubblicato il 23-03-2009 alle 22:46
Non avevo mai pensato che la registrazione sonora.. fosse una fotografia musicale. A volte mi soffermo con delle tracce.. a cercare magari un respiro.. o una qualche altra.. cosa che non è stata registrata intenzionalmente.. per “avere” qualcosa in più che appartenga a quell’epoca..